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CARLO
LOTTIERI
Denaro e comunità
Alfredo Guida Editore, Napoli, maggio 2000, pp. 168, £. 19500.
Guglielmo Piombini
"Denaro
e comunità" di Carlo Lottieri rappresenta un vero e proprio Manifesto del
libertarismo comunitario. Già nel titolo, in cui vengono messe in relazione tra
loro due entità che la tradizione sociologica, da Toennies in poi, ha trattato
spesso come inconciliabili, l’autore si pone l’obiettivo di dimostrare che
le critiche alla società di mercato degli anti-individualisti si fondono in
realtà su una visione limitata del processo di scambio. Il mercato, infatti, è
qualcosa di infinitamente più ampio dell’insieme dei rapporti d’affari che
intercorrono tra soggetti motivati dalla ricerca del profitto. Relazione di
mercato è qualsiasi rapporto volontario e liberamente accettato, non
necessariamente confinabile nella sfera dei comportamenti utilitaristici, come
il dono, la fraternità, il mutuo soccorso, la condivisione di beni e servizi di
ogni genere.
In questo
senso è perfettamente lecito affermare che il mercato è comunità, e che le
relazioni comunitarie più ricche e genuine nascono solo all’interno del
mercato. Vi sono infatti potenti ragioni psicologiche ed economiche, spiega
l'autore, che inducono gli uomini a costituire comunità calde e personali anche
all’interno della più vasta e impersonale società di mercato. Questa
incapacità di cogliere l’importanza delle comunità volontarie è evidente in
alcuni filoni culturali antiliberali, quali quelle dei comunitaristi americani
(i vari McIntyre, Etzioni, Sandel, Taylor), i quali, proprio partendo da una
concezione banalmente riduttiva ed economicistica del mercato, hanno finito per
relegare il concetto di comunità entro ambiti inaccettabilmente coercitivi e
statalistici.
Oltre ai
communitarians, il secondo obiettivo polemico di Lottieri è il Welfare State
socialdemocratico, che, pretendendo di sostituirsi alle famiglie e alle comunità
nello svolgimento delle loro tradizionali funzioni assistenziali, ha finito col
distruggere le ricche istituzioni solidaristiche sorte all’interno dalla
società civile: basti pensare che ancora nell’America degli anni ’20, prima
dell’avvento del Welfare, il 30% della popolazione adulta maschile faceva
parte di una qualche società caritatevole o di mutuo soccorso. Anche le stesse
iniziative mirate alla tutela della famiglia - quali gli aiuti alle lavoratrici
madri e l’apertura di asili-nido pubblici – hanno portato, per la nota legge
della conseguenze inintenzionali, a risultati opposti a quelli desiderati.
Infine,
una frecciata polemica viene indirizzata ad una certa interpretazione
"egoistica" del libertarismo, risalente ad Ayn Rand e al primo Walter
Block, intesa non solo a condannare la solidarietà imposta (come è giusto che
sia), ma anche a sconsigliare quella volontaria: rischiando però di fornire
facili argomenti agli avversari. In questo modo, Lottieri è riuscito
brillantemente a porre le basi teoriche di un libertarismo altruista e
comunitario, capace di respingere con efficacia le accuse di atomismo,
solipsismo, materialismo, edonismo, o economicismo, che ripetutamente sia la
destra che la sinistra hanno lanciato contro il liberalismo integrale.
Con questa
riflessione sul ruolo sociale del denaro e sul rapporto tra libertà di mercato
e comunità volontarie, l'autore offre un'aperta difesa dei diritti
individuali. La tesi al centro di questo volume è che soltanto entro una
società libera, la quale riconosca l'inviolabilità dei diritti di proprietà,
è possibile assistere alla nascita e allo sviluppo di autentiche comunità,
sorte dal basso e per iniziativa dei singoli. Non è affatto vero,
d'altra parte, che queste ultime siano incompatibili con il mercato, né tanto
meno che la società liberale metta in discussione la possibilità stessa di
spazi comunitari e familiari.
Volto ad esaminare il rapporto tra la filosofia giuridica liberale e la moderna
tradizione sociologica, il presente volume pone al centro della propria
attenzione le relazioni interpersonali che hanno luogo in una società di
mercato, così come è stata immaginata da quegli autori liberali che hanno
messo in discussione i sistemi politici statizzati dell’età contemporanea,
giungendo a prefigurare società integralmente fondate sul diritto di proprietà
e sulla libertà contrattuale.
Nel primo testo - che svolge la funzione di pars destruens - viene
analizzato il modo in cui il denaro è stato spesso esaminato all’interno
della sociologia moderna. Riflettendo in particolare su Tönnies e di Simmel,
l’autore contestata la fondatezza di quelle ricerche che hanno contrapposto in
modo del tutto artificioso la socialità autoritaria della Gemeinschaft e
la libertà asociale della Gesellschaft, finendo per identificare la
società di mercato e l’ordine giuridico statuale, il liberalismo e la
modernità.
L’altra sezione del libro - pars construens - prospetta invece una
teoria non coercitiva della comunità, e quindi compatibile con il rispetto
della persona e della proprietà privata (da intendersi quale limite morale,
e quindi quale frontiera che definisce i confini giuridici della nostra libertà
d’azione). Vengono qui messe in evidenza le ragioni ultime che possono
favorire lo sviluppo di relazioni sottratte ad ogni costrizione, ad ogni
pianificazione sociale e ad ogni violenza, insieme ai motivi che si trovano
all'origine della crisi profonda dei sistemi politici contemporanei.
BENJAMIN
TUCKER
Copia pure. Il diritto di copiare nei
saggi dell'anarchico Benjamin Tucker
Stampa Alternativa, £ 2000